Febbre, rigidità del collo e
stato mentale alterato sono la triade di
sintomi tipici della
meningite batterica. Tuttavia, tali sintomi si presentano tutti
insieme solo nel 41% dei casi e sono più comuni negli adulti.1
La mortalità della meningite meningococcica può variare dal 10 al 15%. La
sopravvivenza dipende dal riconoscimento precoce della malattia acuta seguito dalla
somministrazione della terapia antibiotica appropriata.1 È quindi fondamentale iniziare tempestivamente il trattamento senza
alcun ritardo.1

Le cause della meningite
La
meningite è una malattia infettiva e infiammatoria che
colpisce le meningi, ovvero le membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale.2 La
causa principale di
meningite è infettiva e coinvolge batteri, virus e funghi.3 Il batterio principalmente responsabile della
meningite è
Neisseria meningitidis, o meningococco.2 La
meningite meningococcica è il termine utilizzato per
descrivere questa forma batterica.2
Le stime indicano che il meningococco è la causa di 1,2 milioni di
casi ogni anno e di 135000 decessi annui nel mondo. I bambini e gli adolescenti
rappresentano le popolazioni più vulnerabili verso lo sviluppo della malattia
meningococcica.2
Nel 10-20% dei casi, la meningite meningococcica può avere un decorso
molto rapido e portare al decesso nell’arco di poche ore.3
La meningite meningococcica è, quindi, da considerarsi un’emergenza
medica in cui i
sintomi possono essere di gravità molto variabile,
collocandosi all’interno di un ampio ventaglio che va dalla
febbre fino allo
shock settico.2 La meningite causata da
Neisseria meningitidis non presenta sintomi diversi dalle altre
meningiti di origine batterica.3
I sintomi della meningite
La rapidità nel riconoscimento dei
sintomi della meningite acuta e nell’inizio del trattamento
è di fondamentale importante nella gestione della malattia. La rapida progressione dei
sintomi nel giro di alcune ore è tipica e può essere utile a differenziare la meningite
dalle infezioni virali.2
I sintomi iniziali possono essere ampiamente aspecifici e spesso sono
confusi con quelle di altre malattie, ad esempio:3
• Sonnolenza
• Mal di testa
• Inappetenza
Solitamente, nel giro di 2 o 3 giorni i sintomi peggiorano e possono
manifestarsi: 3
• Nausea e vomito
• Febbre
• Pallore
• Fotosensibilità
I tre
sintomi più classici e più specifici di meningite sono:2
Rigidità del collo
• Febbre
• Stato mentale alterato
Possono anche presentarsi segni vitali anormali come: 2
• Febbre
• Tachipnea (Respirazione accelerata)
• Tachicardia
• Pressione bassa
• Macchie sulla pelle: petecchie ed ecchimosi
Possono, inoltre, presentarsi dei segnali di irritabilità meningea
come i
segni di Krenig e Brudzinki. Questi sintomi si manifestano
come l’insorgere di
resistenza o
dolore in seguito al movimento di estensione del ginocchio
e dell’anca dalla posizione supina. I segni di Krenig e Brudzinki possono essere utili
nel riconoscimento della malattia, ma la loro assenza non esclude l’infezione da
meningococco.2
I sintomi e le complicanze della meningite da
meningococco
Il meningococco è la prima causa di meningite nei bambini e negli
adolescenti-giovani adulti, in particolare nei paesi ad alto reddito. In
Europa, il meningococco B è, attualmente, la causa più diffusa di meningite batterica,
nel bambino piccolo, e di sepsi. Il meningococco B e il meningococco C sono i
responsabili della maggior parte dei casi di meningite batterica sia in Europa che in
USA.3
In Italia, le infezioni di meningococco sono causa di meningite
nell’80-85% dei casi, nella metà dei quali si va incontro a sepsi.3
La meningite da meningococco può portare a complicanze anche gravi
tra cui danni neurologici permanenti quali: 3
• Perdita dell’udito
• Perdita della vista
• Perdita della capacità di comunicare ed apprendere
• Disturbi comportamentali
• Danni cerebrali
• Paralisi
Tra le complicanze possono insorgere anche danni ai reni e alle
ghiandole surrenali.3
I sintomi della meningite negli adulti
Nella popolazione in fase di invecchiamento la meningite batterica
rappresenta una malattia altamente mortale. In questa popolazione, inoltre, abbiamo una
presentazione dei sintomi molto variabile.4 Anche nell’adulto, la sfida principale nella lotta alla
meningite è il
riconoscimento dei primi sintomi.4
Spesso negli adulti più anziani la
febbre è bassa o non presente e quindi non rappresenta un sintomo
universale di meningite. Il
mal di testa e la
rigidità del collo sono presenti solo nel 50% dei casi,
così come le alterazioni dello stato di coscienza che non si manifestano sempre.4
Tuttavia, solitamente,
almeno uno dei tre sintomi principali sono presenti tra
febbre, rigidità del collo e alterazioni dello stato di coscienza.4
Alcuni segni come
l’artrite cervicale, la
flessione passiva del collo e
l’impossibilità di fare alcuni movimenti estremi del collo,
possono essere d’aiuto per diagnosticare la malattia.4 Si può inoltre presentare
dolore muscolare, solitamente più intenso rispetto a quello
che si osserva con una influenza virale.2
I sintomi della meningite nei bambini e negli adolescenti
La meningite è la principale causa infettiva di morte durante
l’infanzia.3 Dopo 4-6 ore dall’insorgenza della malattia meningococcica i
bambini presentano
sintomi non specifici come febbre, inappetenza, nausea,
vomito e irritabilità.5
Uno studio recente ha identificato tre importanti caratteristiche
cliniche che possono essere considerate dei
segni precoci di malattia meningococcica nei bambini e negli
adolescenti:5
• Dolore alle gambe
• Mani e piedi freddi
• Colore anomalo della pelle
Questi sintomi compaiono generalmente nelle prime 12 ore della
malattia e sono solitamente ancora presenti al momento della prima visita
con il medico di famiglia.5 I sintomi classici compaiono più tardi, nelle fasi che
precedono il ricovero ospedaliero.5
Il consulto del medico viene ricercato dopo la comparsa dei sintomi
classici ed in particolare del rash emorragico, le cosiddette
petecchie.5 È molto importante che i genitori riconoscano i primi segni e
sintomi in modo da ricercare il consiglio del medico il prima possibile dall’insorgenza
dell’infezione.5
«La diagnosi precoce è fondamentale dato che l’infezione può progredire dai sintomi iniziali fino al decesso nell’arco di poche ore»5
(Per approfondimenti su Meningite e vaccini si legga
questo
articolo)
PP-UNP-ITA-1779

La polmonite è un’infezione molto diffusa1, soprattutto in ambito ospedaliero
La polmonite è un’infezione molto diffusa1, soprattutto in ambito ospedaliero1 e per quanto riguarda alcune categorie di persone particolarmente a rischio, come gli anziani over 65.
Nell'anziano lo pneumococco è il patogeno maggiormente associato allo sviluppo di polmonite, la quale può essere anche la conseguenza di una coinfezione o la complicanza di una malattia preesistente.
I rischi maggiori, ai quali l’anziano può andare incontro, possono essere correlati sia alla difficoltà e complessità diagnostica della patologia in età avanzata, sia alla presenza di diversi fattori correlati all’età, che contribuiscono a rendere l’anziano più vulnerabile alle infezioni e allo sviluppo di polmonite.

«Ci sono diversi fattori correlati all’età che contribuiscono a indebolire il sistema immunitario, rendendo l’anziano più vulnerabile alle infezioni»3
Con il termine “polmonite” si intende uno stato infiammatorio che interessa i polmoni e che ostacola la funzione respiratoria.1 Questa patologia può essere causata da batteri, da virus o, meno frequentemente, da altri organismi (parassiti, funghi o lieviti) e rappresenta una delle più comuni cause di infezione respiratoria1.
Il contagio tra persone avviene attraverso contatto diretto con le mani o tramite inalazione di piccole goccioline prodotte dal soggetto infetto (colpi di tosse, starnuti). A volte la polmonite può svilupparsi come un’infezione batterica secondaria a una malattia in corso (es. virus influenzale).2
Nel soggetto anziano la polmonite può anche essere presente assieme ad altre infezioni virali o batteriche ( coinfezione),4 una complicanza di una malattia preesistente9 o dell’inalazione di materiale attraverso la via orofaringea, che raggiunge i polmoni e provoca un’infezione batterica ( polmonite da inalazione).2 La polmonite da inalazione rappresenta un elemento di particolare rilevanza nell’anziano7 ed è maggiormente frequente in pazienti trattati con farmaci sedativi o narcotici e in quelli con malattie cerebrovascolari e neurodegenerative. Spesso è associata a problemi di deglutizione o ad intubazione naso-gastrica.1

Lo pneumococco ( Streptococcus pneumoniae) è responsabile di un ampio numero di infezioni invasive, quali batteriemia, polmonite e meningite, caratterizzate da una elevata letalità. Queste infezioni sono difficilmente curabili, in quanto spesso resistenti al trattamento antibiotico:3 nell’Unione Europea, si stima che ogni anno circa 1,5 milioni di pazienti over 65 si ammalano di malattia invasiva da pneumococco e circa il 20-40% muore, nonostante le terapie.3
Negli anziani lo pneumococco è la causa più comune di polmonite e rappresenta il 30-50% delle polmoniti acquisite in comunità.3
Il tasso di incidenza e di gravità delle polmoniti aumenta con l'età, con una letalità che è del 10-30% negli adulti.
Indipendentemente dall'età, la polmonite si verifica quando la capacità di infezione di un patogeno supera i meccanismi di difesa dell'ospite.
Ci sono diversi fattori correlati all'età che contribuiscono a indebolire il sistema immunitario, rendendo l'anziano più vulnerabile alle infezioni.4
In particolare, i fattori che predispongono allo sviluppo di polmonite sono rappresentati da:
È noto che l’invecchiamento porta a variazioni correlate alla struttura e ad una riduzione della funzionalità del sistema respiratorio, con una conseguente diminuzione delle difese nei confronti degli agenti patogeni e una ridotta efficienza polmonare.4
Nel paziente anziano i
cambiamenti dello stato mentale e la disfunzione del
riflesso della deglutizione portano ad una ridotta
capacità di tossire e sono fortemente associati allo
sviluppo della polmonite da inalazione.
Viene stimato che i pazienti con
ictus pregresso hanno una maggiore incidenza di
polmonite (10-30%)3 e che la difficoltà di
deglutizione è fortemente associata alla polmonite
comunitaria negli anziani.4
Diversi studi, condotti su animali e uomo, hanno dimostrato che l’invecchiamento è associato ad una alterata risposta immunitaria. I pazienti con età superiore a 70 anni mostrano più frequentemente, rispetto a pazienti più giovani, uno stato di infiammazione cronica, il quale contribuisce a ridurre la risposta immunitaria alle infezioni delle vie respiratorie.4
Comorbilità, disabilità e fragilità sono molto frequenti nel paziente anziano e sono associate ad un aumentato rischio di sviluppare la polmonite ed incrementano il tasso di mortalità.1
Le comorbilità più frequenti sono le malattie cardiovascolari e polmonari, il diabete mellito, i tumori e la demenza. I pazienti anziani che soffrono di comorbilità hanno un maggior rischio di incorrere in complicazioni, come:
Nei pazienti anziani l’assunzione di più farmaci è frequente. Sono diversi i farmaci associati a un rischio più elevato di polmonite, inclusi i farmaci antipsicotici e quelli anticolinergici, entrambi usati per trattare patologie quali la demenza, l'incontinenza urinaria, la depressione, il dolore e l'insonnia. Alcuni degli effetti collaterali degli anticolinergici includono sedazione e alterazione dello stato mentale, che aumentano il rischio di polmonite, come anche i corticosteroidi per via inalatoria.4
Nei soggetti anziani la polmonite può essere particolarmente severa dal punto di vista clinico e quindi necessitare di ospedalizzazione.7 Di solito l’ospedale rappresenta una sede assistenziale ma spesso anche un luogo di infezione1. Infatti, la polmonite acquisita in casa di cura (NHAP), la polmonite acquisita in ospedale (HAP) e la polmonite associata all’utilizzo del ventilatore (VAP), sono patologie molto comuni, soprattutto negli anziani maggiormente compromessi e fragili.1
Nell’anziano la colonizzazione batterica da parte di agenti patogeni risulta aumentata, a causa di fattori quali l’aumentata frequenza di utilizzo della terapia antibiotica, l’intubazione endotracheale, il fumo di sigaretta, malnutrizione, interventi chirurgici e terapie farmacologiche che riducono l’acidità gastrica,7 soprattutto nei pazienti ospedalizzati e in condizioni critiche1.
La placca dentaria sembra coinvolta nella patogenesi delle polmoniti in pazienti anziani ospedalizzati, pertanto è necessaria una maggiore attenzione all’igiene orale quotidiana.7
La disfagia orofaringea è una condizione comune tra gli anziani5: essa può dare origine ad una ridotta efficacia della deglutizione, che porta a malnutrizione e/o disidratazione ma anche ad accidentale inalazione orofaringea e/o tracheobronchiale. L'inalazione orofaringea è stata riconosciuta come un importante fattore che favorisce la polmonite negli anziani.5
Nei pazienti over 65 la nutrizione è problematica, sia per ragioni fisiologiche che patologiche: possono subentrare problemi di masticazione e deglutizione, può manifestarsi una alterazione del gusto, un rallentamento della digestione e dell’assorbimento ed una minore autonomia di movimento. È noto che la malnutrizione compromette la funzione immunitaria6 ed è spesso riscontrata negli anziani.
Il 30-60% dei pazienti geriatrici in reparti di lunga degenza sono malnutriti e possono essere particolarmente a rischio di sviluppare una infezione nosocomiale.6
Solamente questi, tra i fattori di rischio precedentemente citati, sono modificabili8:

La prevenzione si basa fondamentalmente sulla possibilità di intervenire su fattori di rischio modificabili e sulla vaccinazione. Nei pazienti over 65 la vaccinazione è fortemente consigliata.
La maggior parte dei casi di polmonite negli anziani è causata dallo pneumococco oppure è un esito post-influenzale.9 Per questo motivo la vaccinazione influenzale e pneumococcica sono essenziali7 e rappresentano una misura efficace di prevenzione1, anche per ridurre eventuali conseguenze a lungo termine sulla salute.9 In particolare, la vaccinazione pneumococcica è raccomandata ai 65enni10 e – se deciso su base regionale – dei 70enni.
La terapia della polmonite
si basa fondamentalmente sulla somministrazione di
antibiotici e di ossigeno, sulla nutrizione parenterale
e la terapia cardiovascolare.
Il trattamento antibiotico deve
essere determinato in base al tipo di agente patogeno
infettante e richiede l’esecuzione dell’antibiogramma
per valutare la molecola antibiotica maggiormente
efficace:7 è importante che vengano
utilizzate delle strategie mirate, in particolare nei
pazienti critici con infezioni gravi e fragili. Infatti,
una terapia antimicrobica iniziale inadeguata è
associata ad un'aumentata mortalità.
Di grande importanza nel paziente anziano non è solo l'uso del farmaco appropriato, ma anche la durata della terapia e la somministrazione di un dosaggio corretto. 1 Nei soggetti over 65 con più patologie è necessario valutare il potenziale di tossicità renale provocato dagli antibiotici e gli eventuali effetti collaterali indotti da altri farmaci che interagiscono con questi.7
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PP-VAC-ITA-0553
Indipendentemente dall'età, la polmonite si verifica quando la capacità di infezione di un patogeno supera i meccanismi di difesa dell'ospite.
