ARTICOLO

Vaccinazione covid: cosa c'e' da sapere sulla terza dose

23 Maggio 2022

In Italia la somministrazione della dose di richiamo (booster) è iniziata il 27 settembre 20211 e ha la finalità di mantenere l’efficacia della risposta immunitaria una volta che è stato completato il ciclo vaccinale primario, ossia la somministrazione di due dosi di vaccini.2

A chi è destinata l’offerta della dose di richiamo (booster)?​​​​

Secondo le indicazioni ministeriali, la vaccinazione di richiamo è per:​​​​​​​

  • persone di età pari o superiore ai 12 anni1
  • personale e ospiti delle residenze per anziani1
  • chi esercita le professioni sanitarie1
  • persone con elevata fragilità motivata da patologie

concomitanti/preesistenti di età uguale o maggiore di 12 anni.

Come viene somministrata?​​​​​​​

    Per la dose di richiamo viene utilizzato uno dei due vaccini a mRNA autorizzati in Italia, anche nel caso il ciclo primario fosse stato effettuato con un vaccino adenovirale.2  Qualora non fosse disponibile il medesimo vaccino a mRNA utilizzato per le prime due dosi verrà somministrato l’altro.2
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    Quando può essere somministrata la dose booster?

    Secondo indicazioni ministeriali, l’intervallo minimo previsto per la somministrazione è di 4 mesi (120 giorni) dal completamento del ciclo primario di vaccinazione o dall’ultimo evento.3
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    Qual è l’efficacia della vaccinazione dopo 4 mesi dal completamento del ciclo primario? E dopo la dose di richiamo?
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    L’efficacia vaccinale è stimata calcolando il rischio di malattia fra le persone vaccinate e non vaccinate. Maggiore è la riduzione percentuale della malattia nel gruppo vaccinato, maggiore è l’efficacia della vaccinazione. A esempio, una stima pari al 90% indica una riduzione del 90% rispetto al numero di casi attesi se non vaccinati.4
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    Dopo 4 mesi, l’efficacia vaccinale nel prevenire la diagnosi di infezione si riduce al 36% per coloro  che hanno completato il ciclo vaccinale primario, mentre è del 68% nei soggetti che hanno fatto la dose di richiamo.4
    Nel caso di patologia severa (con elevato rischio di ospedalizzazione e ricovero in terapia intensiva), l’efficacia nella prevenzione diminuisce a 86% nei vaccinati con ciclo primario completo, mentre è pari al 96% in chi ha la dose aggiuntiva.4
    Come esempio vengono riportate in Tabella I le percentuali relative all’efficacia vaccinale per fasce d’età dei soggetti vaccinati col ciclo completo da oltre 4 mesi e in chi ha effettuato la dose di richiamo (i dati sono stati raccolti e pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità nel report “Covid-19: sorveglianza, impatto delle infezioni e importanza vaccinale” del 26/01/2022 e fanno riferimento al periodo che va dal 11/01/2022 al 23/01/2022).4

    Tabella I

     

    Qual è l’efficacia della vaccinazione nei confronti della variante omicron?

    Secondo dati preliminari della Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità, la variante omicron sarebbe in grado di ridurre l’efficacia vaccinale nei confronti dell’infezione, della trasmissione e della malattia sintomatica, soprattutto in chi ha completato il ciclo di due dosi da più di 120 giorni. Sebbene la protezione fornita dalla vaccinazione diminuisca nel tempo, i vaccini rimangono altamente efficaci nel prevenire le manifestazioni gravi causate da COVID-19 e delle sue varianti, diversi mesi dopo il ciclo vaccinale completo.5 La dose di richiamo, inoltre, può ripristinare la protezione iniziale fornita dalla vaccinazione, anche in presenza di nuove varianti come omicron.5
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    Cosa fare nel caso ci si debba sottoporre a un’altra vaccinazione oltre a quella per COVID-19?

    In linea generale, la vaccinazione concomitante di un vaccino anti-SARS-CoV-2 e un altro del Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV) è possibile a eccezione dei vaccini vivi attenuati, per i quali si può considerare una distanza minima precauzionale un intervallo di 14 giorni tra le due somministrazioni.6 La vaccinazione antinfluenzale e quella anti COVID-19 possono essere somministrate in un’unica seduta, come indicato dalla Circolare Ministeriale 0044591 del 02/10/2021.6
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    La dose addizionale e la dose di richiamo sono la stessa cosa?

    Alcune persone hanno bisogno di una dose addizionale per raggiungere un adeguato livello di risposta immunitaria e completare così il ciclo primario.7 A partire dal 20 settembre 2021 è stata avviata la somministrazione, in tutta Italia, della dose addizionale di vaccino anti COVID-191 per i soggetti sottoposti a trapianto di organo o con marcata compromissione della risposta immunitaria.1 Tali soggetti dovrebbero aver già ricevuto due dosi di vaccino a m-RNA; comunque, indipendentemente dal vaccino utilizzato per il ciclo primario, come dose addizionale verrà utilizzato uno qualsiasi dei due vaccini a m-RNA autorizzati in Italia.8 La dose addizionale va somministrata dopo almeno 28 giorni dall’ultima dose.8

    La dose booster, invece, viene somministrata una volta che il ciclo primario è concluso e serve per mantenere nel tempo, o ripristinare, un adeguato livello di risposta immunitaria.7  Secondo le indicazioni ministeriali va somministrata dopo almeno quattro mesi dal completamento del ciclo vaccinale primario.7

    Viene considerata prioritaria la somministrazione della dose addizionale nei soggetti trapiantati e immunocompromessi.8

    Nella Tabella II vengono schematizzate le differenze tra la dose addizionale e quella di richiamo.1,2,7,8

    Tabella II

     

     

     

    Il test sierologico serve per capire se si ha bisogno della dose booster?

    L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) non raccomanda, ai fini del processo decisionale vaccinale, l’esecuzione di test sierologici atti a individuare la positività anticorpale nei confronti di SARS-CoV-2.9  La Food and Drug Administration (FDA), inoltre, sottolinea che i risultati dei test anticorpali non devono essere utilizzati per valutare la protezione di un individuo, soprattutto dopo che ha ricevuto una vaccinazione per COVID-19. Infatti, se i risultati venissero interpretati in modo errato, esisterebbe il rischio potenziale che la persona possa prendere meno precauzioni contro l'esposizione a SARS-CoV-2 e aumentare così il rischio di infezione.10
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    La vaccinazione è sicura? Chi si occupa di monitorare il rapporto rischio/beneficio? Cos’è la farmacovigilanza?

    Benefici e rischi di ogni vaccinazione, compresi quelli per Covid-19, vengono attentamente valutati durante le procedure di autorizzazione e rivalutati continuamente dopo l’immissione in commercio.11 La farmacovigilanza è, appunto,  quell’insieme di attività che hanno lo scopo di raccogliere continuamente tutti i dati sulla sicurezza e le informazioni disponibili sull’uso dei prodotti medicinali (farmaci e vaccini). Questa analisi continua serve anche ad assicurare che il rapporto beneficio/rischio si mantenga favorevole nel tempo, cioè a garantire che i benefici per la salute siano superiori ai rischi.11
    Periodicamente, dunque, l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) e i Centri Regionali di Farmacovigilanza effettuano valutazioni approfondite sui sospetti eventi avversi segnalati allo scopo di identificare eventuali problematiche di sicurezza.11  Anche per quanto riguarda le vaccinazioni anti-COVID-19 i dati raccolti sono resi noti alla popolazione tramite il sito dell’AIFA.11
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    ​​​​​​​Ad esempio, nel nono Rapporto sulla Sorveglianza dei vaccini COVID-19 (periodo 27/12/2020 - 26/09/2021)12 viene comunicato che, per quanto riguarda la somministrazione del ciclo primario, i tassi di segnalazione relativi alla seconda dose sono inferiori a quelli della prima:

    • prima dose: 158 segnalazioni ogni 100.000 dosi somministrate​​​​​​​
    • seconda dose: 77/100.000 dosi.12

    Relativamente alla somministrazione della dose di richiamo iniziata nel mese di settembre, è stata effettuata una sola segnalazione a fronte di circa 46.000 dosi somministrate.12
    Quando il rapporto beneficio/rischio di un qualsiasi prodotto rimane invariato, non cambia nulla e rimane ovviamente in commercio;11 ma, qualora i rischi superassero i benefici, il suo utilizzo verrebbe sospeso e il medicinale ritirato.11
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    Quali sono le reazioni avverse più frequenti registrate nei soggetti vaccinati per COVID-19?

    Il sistema di farmacovigilanza ha permesso di raccogliere un elenco delle reazioni avverse più frequenti:

    • dolore, gonfiore, arrossamento nel sito di iniezione
    • febbre
    • stanchezza
    • mal di testa
    • dolori muscolari o articolari11

    Si tratta di reazioni non gravi, di entità lieve o moderata che, seppur fastidiose, si risolvono in poche ore o pochi giorni.11 Come per tutti i farmaci, sono inoltre possibili, seppur rarissime, reazioni di tipo allergico fino allo shock anafilattico. Per questo le vaccinazioni vengono eseguite in contesti sicuri da personale addestrato ed è previsto un periodo di osservazione di almeno 15 minuti dopo la vaccinazione. Un altro aspetto di cui si tiene conto è che, in seguito all’iniezione, si possono verificare anche reazioni di tipo ansioso che vanno dalla sensazione di stare per svenire fino allo svenimento vero e proprio, per cui il personale presta attenzione a evitare che il soggetto si faccia male cadendo.11
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    Rischio di miocardite e pericardite con vaccini m-RNA

    La miocardite e la pericardite sono condizioni infiammatorie cardiache che presentano una serie di sintomi, tra cui mancanza di respiro, battito cardiaco accelerato con o senza palpitazioni e dolore toracico.13
    Il comitato per la sicurezza dell’EMA (PRAC), in seguito alla revisione di due ampi studi epidemiologici europei sulla vaccinazioni con vaccini COVID-19 a mRNA,13 ha confermato il rischio di miocardite e pericardite, stabilendo comunque che il rischio è molto raro (frequenza: meno di 1 persona su 10.000 persone vaccinate).13 Tali condizioni infiammatorie possono svilupparsi entro pochi giorni dalla vaccinazione e, più spesso, dopo la seconda somministrazione.13 I dati mostrano che l'aumento del rischio di miocardite dopo la vaccinazione è maggiore nei maschi più giovani.13 Dagli studi si evince che il decorso della miocardite e della pericardite dopo la vaccinazione non è diverso dalla miocardite o dalla pericardite nella popolazione generale.13
    L'EMA conferma che i benefici di tutti i vaccini autorizzati continuano a superare i rischi, considerato il rischio di malattia da COVID-19 e complicazioni correlate.13

    Bibliografia

    1. Ministero della Salute. Piano Vaccini anti COVID-19. Disponibile al sito: https://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioContenutiNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&id=5452&area=nuovoCoronavirus&menu=vuoto - [Ultimo accesso  03/01/2022]
     
    2. AIFA. FAQ - Vaccini COVID-19. Disponibile al sito: https://www.aifa.gov.it/domande-e-risposte-su-vaccini-covid-19 - [Ultimo accesso  03/01/2021]
     
    3. Nota Commissario straordinario 28 dicembre 2021. Aggiornamento intervallo temporale per la somministrazione della dose di richiamo (“booster”) nell’ambito della campagna vaccinale anti SARS-CoV-2/COVID-19. Disponibile al sito: https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pagineAree_5452_42_file.pdf - [Ultimo accesso: 03/02/2021]
     
    4. Istituto Superiore di Sanità. COVID-19: sorveglianza, impatto delle infezioni ed efficacia vaccinale. Aggiornamento del 26/01/2022. Disponibile al sito:
    https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/bollettino/Bollettino-sorveglianza-integrata-COVID-19_26-gennaio-2022.pdf - [Ultimo aggiornamento: 03/01/2022]
     
    5. Ministero della Salute. COVID-19: Che cosa sappiamo sulle varianti del SARS-CoV-2 Disponibile al sito:
    https://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioFaqNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&id=250 - [Ultimo accesso: 03/01/2022]
     
    6. Ministero della Salute. Circolare Ministeriale 0044591 del 02/10/2021. Intervallo temporale tra la somministrazione dei vaccini anti-SARS-CoV- 2/COVID-19 e altri vaccini. Disponibile al sito: https://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato3558124.pdf - [Ultimo aggiornamento: 03/01/2022]
     
    7. Ministero della. Salute. FAQ - Covid-19, domande e risposte: Vaccini anti Covid-19. Disponibile al sito:
    https://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioFaqNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&id=255 - [Ultimo accesso  27/11/2021]
     
    8. Ministero della Salute. Direzione generale della prevenzione sanitaria. Circolare 0041416-14/09/2021-DGPRE-DGPRE-P. Disponibile al sito: https://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2021&codLeg=82776&parte=1%20&serie=null - [Ultimo accesso  27/11/2021]
     
    9. Ministero della Salute. Direzione generale della prevenzione sanitaria. Circolare 0008284-03/03/2021-DGPRE-DGPRE-P. Disponibile al sito: https://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2021&codLeg=79033&parte=1%20&serie=null - [Ultimo accesso  27/11/2021]
     
    10. FDA.Antibody Testing Is Not Currently Recommended to Assess Immunity After COVID-19 Vaccination: FDA Safety Communication. Disponibile al sito: https://www.fda.gov/medical-devices/safety-communications/antibody-testing-not-currently-recommended-assess-immunity-after-covid-19-vaccination-fda-safety - [Ultimo accesso  27/11/2021]
     
    11. AIFA. Vaccini COVID-19. Domande e risposte sulla farmacovigilanza. Disponibile al sito: https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1297852/faq_farmacovigilanza_vaccini_covid-19.pdf - [Ultimo accesso  /07/2021]
     
    12. Farmacovigilanza. Rapporto sulla sorveglianza dei vaccini COVID-19. Report 9: 27/12/2020-26/09/2021. Disponibile al sito: https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1315190/Rapporto_sorveglianza_vaccini_COVID-19_9.pdf - [Ultimo accesso  27/11/2021]
     
    13. EMA (European Medicines Agency). Highlights della riunione del Comitato per la valutazione dei rischi in farmacovigilanza (PRAC) 29 novembre - 2 dicembre 2021. Aggiornamento sul rischio di miocardite e pericardite con vaccini mRNA.
    Disponibile al sito: https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1289823/IT_Meeting_highlights_PRAC_12.2021.pdf/ddf2366d-f9e5-c8d8-eff8-65442980b47a - [Ultimo accesso: 03/01/2022][8] N. Ferrara, S. Fuschillo et al. Le polmoniti nella popolazione geriatrica. G GERONTOL 2005;LIII:594-602 [Ultimo accesso 04/11/2021]

     

     

    PP-UNP-ITA-0116
    Yes

    E' fondamentale saper riconoscere i sintomi con cui la polmonite si manifesta.

    29 Novembre 2021
    Detailed description: 
    Description to the right of Yellow bar: 

    Se seguire uno stile di vita che preservi dall’esposizione ai rischi di contrarre la polmonite è molto importante, altrettanto fondamentale è saper riconoscere i sintomi con cui la polmonite si manifesta, soprattutto negli anziani.

    Large Image: 
    Anziani e polmonite: i sintomi da non sottovalutare negli over 65
    Blockquotes in pink: 

    La polmonite si manifesta con sintomi comuni, non specifici, che per questo possono essere sottovalutati2.

    Main Description: 

    Si tratta di un’infezione a carico degli alveoli polmonari, che può compromettere in misura più o meno grave il processo di respirazione:1 i fenomeni infiammatori che si instaurano nel polmone, fanno sì che si accumuli del liquido all’interno degli alveoli, ostacolando lo scambio gassoso.1

    La polmonite si manifesta con sintomi comuni, non specifici, che per questo possono essere sottovalutati,2 o assimilati a quelli di altre patologie meno gravi: spesso può essere confusa, ad esempio, con una bronchite. In particolare, nella terza età, la polmonite può decorrere in maniera del tutto atipica2 senza mostrare, a una prima analisi, nessun sintomo evidente.

     

    Come riconoscere la polmonite? I 10 sintomi che suggeriscono agli anziani di consultare il medico

    I sintomi rappresentano le manifestazioni con cui una malattia si presenta e seppur fastidiosi, sono necessari campanelli di allarme che ci suggeriscono di consultare il medico.

    Soprattutto nella terza età, è estremamente importante essere in grado di individuare tempestivamente i sintomi della polmonite, e contattare subito il proprio medico qualora se ne sospetti l’insorgenza.

    Il fattore “tempo” non è infatti da sottovalutare, se si considera che la polmonite può presentarsi in un ampio ventaglio di gradi di severità: dalla forma relativamente mite fino a manifestazioni gravi con decorsi che possono essere di alcuni giorni ma anche molto rapidi,3 potendo peggiorare in 24-48 ore.4

    Vediamo quali sono i 10 sintomi della polmonite da non sottovalutare:3

    1. Febbre
    2. Tosse
    3. Dolore toracico
    4. Difficoltà respiratoria
    5. Dolori ossei e articolari
    6. Tachicardia (frequenza cardiaca accelerata)
    7. Nausea
    8. Vomito
    9. Diarrea
    10. Stato confusionale

    Si tratta di sintomi per lo più comuni a diverse malattie; l’estrema variabilità dei singoli sintomi può inoltre rendere la loro interpretazione ancora più difficile (i sintomi gastrointestinali compaiono ad esempio solo in 1 caso su 5).3

     

    «Su 100 adulti che si presentano dal proprio medico curante, con sintomi a carico delle basse vie respiratorie, la polmonite viene diagnosticata in un numero di casi tra 5 e 12; di questi, circa 1 su 4 necessita di ricovero ospedaliero.5»

     

    I sintomi della polmonite costituiscono una manifestazione della risposta infiammatoria del nostro organismo all’infezione.3

    La gravità dei sintomi può essere molto variabile, perché legata al quadro clinico del singolo individuo.3

    Si raccomanda dunque di consultare il medico senza indugi, soprattutto agli ultrasessantacinquenni.

                             

    Polmonite negli over 65: saper riconoscere i sintomi (anche quando non si vedono)

    Nella valutazione dei sintomi è necessario sapere che, entrando nella terza età, si verificano naturalmente delle trasformazioni fisiologiche in grado di modificare il modo in cui il nostro corpo reagisce agli stimoli esterni.2

    Solo il 40% degli anziani presenta infatti i sintomi tipici delle malattie, riconoscibili secondo un modello tradizionale di interpretazione. Nella terza età è molto più comune che la malattia si manifesti in maniera atipica.2

    Prendiamo in esame alcuni sintomi, e vediamo a titolo di esempio come questi possono modificarsi fino addirittura a scomparire nel paziente anziano:

    • Tosse: solitamente la polmonite, in particolare quella di origine batterica, è associata ad una tosse grassa, con produzione di espettorato6 (comunemente detto catarro). Spesso però nel paziente anziano il riflesso della tosse è molto ridotto,6 a causa di una diminuita capacità dei muscoli preposti a questa funzione.
    • Espettorato: viene solitamente prodotto nel corso della polmonite; ma negli anziani la sua produzione può diminuire fortemente, a causa della disidratazione che spesso accompagna gli Over 65, insieme alla ridotta funzionalità di muscoli e sistemi preposti alla fuoriuscita dell’espettorato (comunemente detto catarro).6 Per questa ragione si rende difficile prelevare i campioni di espettorato necessari per identificare la causa della polmonite (si pensi che solo 6 anziani su 10 riescono a produrre un campione utile all’analisi).3
    • Febbre: con l’avanzare dell’età diminuisce la capacità dell’organismo di regolare la propria temperatura. É per questo motivo che la temperatura dell’anziano risulta inferiore rispetto a quella media,7 ed è difficile riscontrare febbre alta. Più frequente, quale sintomo, diventa la comparsa dell’ipotermia al posto dell’ipertermia:2 la temperatura corporea diminuisce anziché aumentare.

    Considerando questi aspetti è evidente come nel soggetto anziano i segni e i sintomi di polmonite si presentino spesso in modo atipico e subdolo.8 Alle manifestazioni tipiche possono infatti sostituirsi stato confusionale, letargia, apatia e forte inappetenza,

    vale a dire un peggioramento dello stato di salute generale (la cosiddetta infezione silente) senza la febbre alta tipica della polmonite,8 che si riscontra infatti solo nella metà dei casi.8

    L’incapacità di riconoscere i sintomi atipici risulta particolarmente pericolosa, perché compromette la tempestività dei trattamenti.2

    Le 3 domande che il medico si pone in caso di sospetta polmonite nell’anziano

     

    Le 3 domande che il medico si pone in caso di sospetta polmonite nell’anziano

    Quando un anziano sopra i 65 anni si presenta dal proprio medico con sintomi compatibili con la polmonite, probabilmente è ignaro del fatto che nel corso della visita il suo medico si stia ponendo almeno 3 domande:

    1. É davvero polmonite?3
    2. Se sì, dove va trattata?8
    3. E, infine: Come va trattata?5

     É davvero polmonite?

    Si è già spiegato come la polmonite nell’anziano possa presentarsi in maniera subdola e silente; in alcuni casi l’unico sintomo può essere addirittura il solo stato confusionale.3

    Seppur con sintomi modesti, la polmonite non dovrebbe comunque sfuggire a:

    • Attenta auscultazione polmonare2
    • Rilevazione dell’aumento della frequenza respiratoria 2
    • Esame radiologico (lastra toracica)3

    In particolare, la radiologia del torace è la tecnica diagnostica di scelta per confermare una polmonite,8 grazie al costo contenuto e alla bassa dose di radiazioni.8 Consente inoltre di valutare localizzazione, estensione e severità del caso analizzato.8

     

    Dove trattare la polmonite?

    Una volta accertata la diagnosi, è necessario valutare dove la persona affetta da polmonite debba essere trattata: se presso la propria abitazione oppure in ospedale.

    Questa decisione deve essere guidata, oltre che dalla gravità dei sintomi, anche da una valutazione di patologie preesistenti (eventuali comorbilità) e dall’eventualità di condizioni che possano compromettere il trattamento domiciliare.8

    Dal 2003 viene suggerito l’utilizzo di un semplice algoritmo denominato CURB-65, che consente di stabilire se sia più indicato il trattamento domiciliare oppure quello ospedaliero. L’algoritmo utilizza 5 caratteristiche come:8

    • Età
    • Stato confusionale
    • Azotemia (contenuto di azoto libero nel sangue)
    • Frequenza respiratoria
    • Pressione arteriosa 

    In funzione delle 5 caratteristiche cliniche, viene assegnato un punteggio che va da 0 a superiore o uguale a 3 consentendo la seguente stratificazione dei casi:8

    • CURB-65 = 0-1
      • GRUPPO 1: Mortalità Bassa
      • Trattamento domiciliare
        (Non si ritiene necessaria l’ospedalizzazione)
    • CURB-65 = 2
      • GRUPPO 2: Mortalità Intermedia
      • Trattamento in ospedale
        (Breve ricovero o Day Hospital supervisionato)
    • CURB-65 = 3-5
      • GRUPPO 3: Mortalità Alta
      • Ricovero ospedaliero come polmonite severa
        (Possibile ammissione in terapia intensiva se CURB-65 = 4-5)

     

    Come trattare la polmonite?

    L’approccio iniziale alla polmonite è quasi sempre empirico, dal momento che il medico non può conoscere con certezza l’agente che l’ha causata (batterio, virus etc.).3

    I soli sintomi, infatti, non consentono di distinguere tra polmonite virale, polmonite batterica o altre tipologie come ad esempio la polmonite pneumocistica (una polmonite trasmessa da un fungo, che colpisce in particolare persone immunodepresse).4

    È noto però con certezza che i batteri continuano a essere la più frequente causa di polmonite negli anziani; tra questi lo Streptococcus Pneumoniae, più conosciuto come pneumococco, è tuttora il più rilevante.6

    Per questa ragione le polmoniti a bassa gravità vengono trattate con antibiotici, in questo modo:

    • Si inizia con unico antibiotico (monoterapia) per 5 giorni 5
    • Si prosegue oltre i 5 giorni, qualora non si sia ottenuto il miglioramento atteso dopo i primi 3 giorni di trattamento 5

    Nelle polmoniti a gravità intermedia o alta si utilizza invece una terapia combinata, ovvero un’associazione di più antibiotici,5 per almeno 7 giorni di trattamento.5

    Nelle persone ricoverate in ospedale per polmonite è importante però considerare che se da un lato la tempestività nella somministrazione di antibiotici migliora il decorso della malattia,5 ad essa devono seguire ulteriori indagini volte a identificare la causa della polmonite, per evitare l’assunzione di antibiotici in maniera inappropriata 5 (soprattutto in soggetti immunocompromessi o affetti da comorbilità).

    Infatti, sebbene la maggior parte delle polmoniti risultino solitamente ascrivibili allo S. pneumoniae,6 esistono dei microorganismi cosiddetti atipici, come anche virus e funghi capaci di causare la polmonite, che devono essere adeguatamente trattati con apposita terapia.

    Nel caso di pazienti ricoverati in ospedale la tempestività del trattamento iniziale deve essere quindi accompagnata da ulteriori test diagnostici, volti all’identificazione dell’agente che ha causato la polmonite, per poter così adeguare il trattamento farmacologico.3

    Quanto durano i sintomi della polmonite?

     

    Quanto durano i sintomi della polmonite?

    Molte persone non sanno cosa aspettarsi dalla convalescenza dopo una polmonite:5 conoscere i tempi di recupero può aiutare ad affrontare la convalescenza più serenamente in attesa della completa guarigione, oppure a far emergere la necessità di un nuovo consulto medico.5

    È importante in ogni caso tenere in considerazione che la rapidità della guarigione è strettamente legata alla gravità della polmonite.5

    In linea generale la scomparsa dei sintomi segue però le seguenti tempistiche:

     

    1 settimana

    ⮚      

    Scomparsa della febbre 5

    4 settimane

    ⮚      

    Sostanziale riduzione del dolore toracico e del catarro 5

    6 settimane

    ⮚      

    Sostanziale riduzione della tosse e della mancanza di respiro 5

    3 mesi

    ⮚      

    Scomparsa della maggior parte dei sintomi, tranne un possibile senso di affaticamento 5

    6 mesi

    ⮚      

    Ritorno alla normalità 5

     

    È bene consultare il medico in caso di mancato miglioramento delle condizioni cliniche rispetto alle attese.5

     

    Bibliografia

    [1] Malattie Infettive. Polmonite. Ministero della Salute. Disponibile al sito: http://www.salute.gov.it/portale/malattieInfettive/dettaglioSchedeMalattieInfettive.jsp?lingua=italiano&id=121&area=Malattie%20infettive&menu=indiceAZ&tab=1 [Ultimo accesso 04/11/2021]

    [2] G. Salvioli et al. Manuale di Competenze in Geriatria ITEM18. Società Italiana di Geriatria e Gerontologia. 2018. Disponibile al sito https://www.sigg.it/wp-content/uploads/2018/05/Item-18_La-presentazione-atipica-delle-malattie-nel-paziente-anziano.pdf [Ultimo accesso 04/11/2021]

    [3] L. A. Mandell Community-acquired pneumonia: An overview. Postgrad. Med., 2015; 127(6): 607-615_ DOI: 10.1080/00325481.2015.1074030 [Ultimo accesso 04/11/2021]

    [4] Polmonite_Istituto Superiore di Sanità, www.issalute.it, Disponibile al sito: https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/p/polmonite?highlight=WyJwb2xtb25pdGUiXQ== [Ultimo accesso 04/11/2021]

    [5] A. Cartabellotta, A. Potena Best Practice_Linee guida per la diagnosi e il trattamento della polmonite acquisita in comunità negli adulti. Evidence_Gimbe Foundation_Aprile 2015; Vol. 7(4) e1000110 [Ultimo accesso 04/11/2021]

    [6] B.A. Cunha. Pneumonia in the elderly. Clin Microbiol Infect 2001; 7: 581–588 [Ultimo accesso 04/11/2021]

    [7] ND Greg Kelly. Body Temperature Variability (Part 1): A Review of the History of Body Temperature and its Variability Due to Site Selection, Biological Rhythms, Fitness, and Aging. Alt. Med. Review 2006; Vol. 11(4): 278-293 [Ultimo accesso 04/11/2021]

    [8] N. Ferrara, S. Fuschillo et al. Le polmoniti nella popolazione geriatrica. G GERONTOL 2005;LIII:594-602 [Ultimo accesso 04/11/2021]

     

     

    CODICE GCMA PP-VAC-ITA-0697

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    In particolare, nella terza età, la polmonite può decorrere in maniera del tutto atipica2.

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